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a cura di Valerio Turrini

DOOM: Il gioco più importante della storia!

Se andiamo a scorrere la lunga lista di sviluppatori leggendari che negli anni hanno rivoluzionato più e più volte l’industria videoludica, è impossibile non imbattersi nel lavoro di id Software e dei suoi visionari creatori, John Carmack e John Romero, due nomi che nel mondo dei videogiochi sono più che pesanti.

Dopo aver praticamente creato da zero il genere degli sparatutto in prima persona moderni ed averlo portato nella terza dimensione con Wolfenstein 3D, nel 1993 i due decidono di partire con un nuovo progetto, accompagnato dallo sviluppo di un motore di gioco evoluto che avrebbe permesso l’utilizzo di texture avanzate e una serie di effetti che ormai diamo per scontato, ma che ai tempi erano davvero rivoluzionari.

Bisogna infatti capire che il 1993 è un’epoca assai lontana ormai e che al tempo l’evoluzione tecnologica era ancora sulla rampa di lancio, ancora distante dai primi computer evoluti dei primi anni duemila, ma abbastanza vicina all’evoluzione grafica che è passata dal 2D al 3D “reale” che possiamo ricondurre proprio a Wolfenstein 3D.

In precedenza ci furono tantissimi altri esempi di grafica 3D utilizzata nel gaming, ma a livello casalingo e più vicino all’idea che abbiamo del gioco 3D forse Wolfenstein ne è l’esempio più adatto.

 

DOOM: Il gioco più importante della storia!

 


Id Software aveva varie idee per lo sviluppo del loro prossimo gioco, tra le quali quella di acquistare la licenza di Aliens: Scontro Finale da poco uscito nelle sale e crearne il gioco ufficiale, concentrandosi quindi su temi horror e sugli amati xenomorfi come antagonisti principali. L’idea naufragò a causa delle troppe limitazioni creative che la licenza avrebbe imposto, ma il progetto di creare un FPS evoluto rispetto a Wolfenstein 3D andò avanti, incanalando tanti elementi della cultura pop di quel periodo tra cui anche Aliens stesso.

Se le ambientazioni dark fantasy, l’idea di una corporazione dominante come la UAC (Weyland-Yutani sei tu?) e un panorama splatter ben marcato vengono proprio dai film, i demoni andranno a sostituire gli xenomorfi prendendo ispirazione direttamente da Dungeons & Dragons, mentre per il nome la storia è al limite dell’esilerante.

Doom, destino, viene in mente a John Carmack dopo aver visto “Il colore dei soldi”, film di Martin Scorsese del 1986 con Paul Newman e Tom Cruise dove proprio il nostro caro Mission Impossible lancia la battuta da cui tutto ebbe inizio.

Con quel sorriso che gli americani definiscono “cocky” il giovane Tom alla domanda “What you have in there?” (Che cosa hai là dentro?) apre la valigetta mostrando la sua stecca da biliardo e risponde semplicemente “Doom”.

 


E’ storia, John Carmack ha scelto il titolo di quello che verrà considerato il gioco più importante nella storia dei videogiochi, Doom.


Nasce così il nostro amato Doomguy, un personaggio iconico che nel futuro sarebbe diventato Doom Slayer, che viene inviato su Marte dalla UAC per indagare su un misterioso incidente che lo porterà ad esplorare la base di Phobos, il teatro del primo livello.

 

DOOM: Il gioco più importante della storia!

 


Una volta trovata l’uscita la trama comincia a districarsi in maniera piuttosto lineare, ma che in fin dei conti conta poco per un titolo come Doom.

 


D’altronde fu lo stesso John Romero a dire che “La trama in un videogioco è come la trama in un porno, ti aspetti che ci sia ma non è così importante”


Perle di saggezza d’altri tempi se pensiamo a quanto ad oggi la trama ricopra un ruolo di prim’ordine nei videogiochi singleplayer, tra cui è impossibile non citare proprio l’ultima trilogia di Doom, che ha avuto un’evoluzione enorme a livello di trama rispetto alle radici della saga.

Ciononostante Doom è storia, la primissima versione beta del primo gioco fu distribuita in versione shareware tramite i server dell’Università del Wisconsin il 10 dicembre 1993, mandandoli in crash in pochi minuti per i troppi download, per poi distribuirlo in maniera ufficiale in una moltitudine di versioni, rilasciate su ogni tipo di piattaforma esistente al tempo e che sarebbe uscita poi, rendendo di fatto impossibile stimarne le vendite totali per via del suo rilascio frammentato, ma diventando di fatto un pilastro della cultura pop, consacrando di fatto il suo successo mondiale.

 

DOOM: Il gioco più importante della storia!

 


Negli anni il brand Doom portò a oltre 100 milioni di dollari incassati con il solo Doom 2, al leggendario Doom 3 che nel 2005 tentò il reboot della saga proponendoci un FPS totale, da tanti sottovalutato, fino ad arrivare alla trilogia moderna iniziata nel 2016 con il quarto capitolo ufficiale chiamato semplicemente Doom, continuata con quel capolavoro di Doom Eternal e che vedrà la sua conclusione con il prequel che ci apprestiamo a giocare prossimamente, Doom: The Dark Ages.

 


La moderna serie di Doom è semplicemente perfetta, un FPS frenetico, con un’integrazione della trama intelligente che rende onore ai dettami di John Romero non essendo una componente centrale all’opera bensì un gradito contorno, che lascia spazio al divertimento puro, all’affinare le capacità ludiche del giocatore con l’unico obiettivo di divertire.


Doom Eternal fa tutto meglio, riprende tutti gli elementi del Doom moderno e li migliora ulteriormente, rendendolo di fatto un capolavoro imperdibile, un gioco che ha lasciato un’impronta indelebile nel videogioco moderno.

Tante sono le attese e forse anche le pretese su Doom: The Dark Ages da cui ci si aspetta ancora una volta un capolavoro e che dalle premesse sembra esserlo in tutto e per tutto, a partire dalla sua ambientazione dark fantasy dallo stampo medievale.

Sappiamo che spesso le premesse lasciano spazio ad un hype esagerato, che possono nuocere al prodotto e creare troppe aspettative ma diciamoci la verità, sappiamo tutti che Doom: The Dark Ages sarà un capolavoro.

Non ci resta che attendere il 15 maggio per scoprire quanto, questo ultimo sforzo di id Software sposterà ancora più in alto l’asticella.

 

DOOM: Il gioco più importante della storia!