a cura di Valerio Turrini

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Resident Evil la storia di una saga immortale

nella storia dei videogiochi la serie Resident Evil occupa un posto speciale, in particolare nella storia di Playstation, dove la creazione di Shinji Mikami e Tokuro Fujiwara vide la luce nell’ormai lontano 1996

Negli anni il survival horror per eccellenza di Capcom si è evoluto sotto vari generi e tra successi e mezzi flop, si è riuscito a imporre nell’immaginario collettivo per la sua narrazione e la caratterizzazione dei personaggi, che hanno poi avuto enorme successo anche nel cinema e nei libri tratti dai videogiochi.

Ripercorrere l’intera storia del brand sarebbe un’impresa mastodontica da decine di pagine, ma per celebrare i 25 anni della serie e l’arrivo ormai imminente del nuovo capitolo Resident Evil Village, andiamo a ripercorrere i momenti più iconici dei capitoli principali, rivelando anche qualche curiosità sulla fortunata serie Capcom.

Dove tutto ebbe inizio…

Il primo capitolo della serie come abbiamo detto è stato rilasciato nel 1996 sulla primissima Playstation, ma lo sviluppo iniziò nel 1993 quando Shinji Mikami e Tokuro Fujiwara iniziarono lo sviluppo del progetto prendendo spunto da Sweet Home, un gioco con impostazione Metroidvania uscito su NES nel 1989 e creato proprio dalla mente di Fujiwara e tratto a sua volta dal cult da sala giochi Ghost N’ Goblins.

Il progetto Biohazard, nome che poi sarebbe stato mantenuto per l’uscita in Giappone, fu un successo sotto tutti i punti di vista e fu accolto positivamente sia dalla critica che dalle vendite, ma oltre a un successo commerciale è da considerarsi una pietra miliare del mondo dei videogiochi.

Resident Evil la storia di una saga immortale Il nome Resident Evil fu scelto per via di problemi legati al copyright in USA, dove sarebbe stato complicato registrare il nome per via di un gioco uscito su DOS in precedenza. Fu quindi scelto Resident Evil visto che il gioco si svolgeva all’interno di una residenza (Villa Spencer), ma non fu l’unica modifica subita dal gioco rispetto alla versione nipponica.

Il gioco fu vittima di diverse scene tagliate perché ritenute troppo cruente per il mercato occidentale, ma fu anche reso più difficile rimuovendo l’interconnessione tra i vari bauli.
In questa maniera gli oggetti lasciati in un baule potevano essere recuperati solamente in quello stesso baule e non in uno qualsiasi, rendendo il gioco molto più difficile da completare.

Questa opzione fu inserita nella versione US del gioco appositamente per allungare il tempo di gioco visto che ai tempi una grossa fetta di mercato era il noleggio e per rendere le cose ancora più difficili, fu disabilitato inoltre l’auto-mira presente nel Biohazard giapponese.
Nello storico primo capitolo abbiamo fatto la conoscenza dei personaggi forse più iconici della serie e di molti elementi sul quale poi si sarebbe strutturata la lore del gioco.

Resident Evil la storia di una saga immortale

La città di Raccoon City, il Virus T e la Umbrella Corporation vengono
introdotti fin dal primo capitolo della saga, come anche i protagonisti che poi ritroveremo nei futuri capitoli, gli agenti S.T.A.R.S. Jill Valentine e Chris Redfield e ovviamente l’immancabile Albert Wesker.

Il primo Resident Evil è forse il più claustrofobico e meglio riuscito della serie sul lato ambientazione, dove Villa Spencer rappresenta un vero capolavoro di design, perfettamente strutturata al servizio della narrativa, piena di rompicapi e segreti da rivelare che avrebbero aperto ulteriormente la narrazione in futuro.

Il successo del gioco fu immediato, Resident Evil non solo fu un campione d’incassi per il tempo, ma riuscì anche a rilanciare l’appeal degli zombie nel genere horror e ovviamente, da quello storico primo capitolo Capcom arrivò a pubblicare ben 26 giochi tra spin-off e giochi della serie regolare, su praticamente ogni piattaforma esistita dal ’96 a oggi, una vera e propria serie cult che proseguì come sappiamo tra alti e bassi.

Il sequel del primo storico capitolo sappiamo tutti essere un altro gioiello, forse il capitolo più amato dai fan della serie, ma pochi sanno che fu caratterizzato da uno sviluppo decisamente travagliato, che portò ad un reset totale del progetto dopo oltre un anno di sviluppo.

Il sequel di Resident Evil che era noto come Resident Evil 1.5 fu cancellato a pochi mesi dal lancio, programmato per Maggio 1997 e nonostante fosse già stato presentato al pubblico in precedenza, Capcom resettò l’intero progetto, sviluppando daccapo la storia e il gameplay che avrebbero poi reso l’avventura di Leon S. Kennedy e di Claire Redfield il capolavoro assoluto, riapprezzato di nuovo grazie al remake uscito nel 2019.

Un’evoluzione puntando all’action

A partire da Resident Evil 3: Nemesis la serie si allargò tra una serie di spin-off per abbracciare un bacino di utenza sempre più vasto e tra questi ricordiamo ottimi prodotti come Code Veronica e Outbreak, ma anche il prequel Resident Evil Zero.

La serie compì un deciso passo verso un’impostazione più action con Resident Evil 4, un progetto anch’esso dalla genesi travagliata che poi si risolse nel capolavoro che abbiamo apprezzato negli anni.
Come sappiamo il gioco fu un’esclusiva GameCube per il quale molti ricorderanno la mitica edizione limitata a forma di motosega, ma inizialmente il progetto fu ideato per essere il sequel di Resident Evil 2 con alla guida del progetto ancora Hideki Kamiya (già director del secondo capitolo), ma visto l’imminente arrivo di Playstation 2 e la necessità di pubblicare un terzo capitolo su Playstation, Capcom decise di promuovere uno spin-off a terzo capitolo ufficiale (appunto Resident Evil 3: Nemesis) e spostare il progetto di Kamiya ad un quarto capitolo per “next-gen”.

Resident Evil la storia di una saga immortale

Per farla breve, il Resident Evil 4 sviluppato da Kamiya era solo la prima versione del gioco e fu definita troppo action da Capcom che decise di farne un progetto totalmente distaccato dalla serie, che diventò Devil May Cry.
Dopo Resident Evil 4 incontriamo forse il primo capitolo che fu unanimemente riconosciuto molto lontano dai canoni della serie, Resident Evil 5 era ancora ancorato ad alcuni elementi del passato, come la meccanica di mira da fermi o anche la lentezza nei movimenti, che però risultava estremamente macchinosa visto l’impostazione più action del titolo.
Si ebbe anche un punto di rottura dal punto di vista dell’ambientazione e un allontanamento ancora più nitido dai classici zombie. Per il resto fu comunque apprezzato da critica e premiato dalle vendite generose.

Resident Evil la storia di una saga immortale L’evoluzione action arrivò al culmine con Resident Evil 6, un prodotto che per ammissione stessa di Capcom fu ideato per raggiungere un’utenza ancora più larga visto il passare di moda delle meccaniche survival della serie, ma il tutto si tradusse in un un vero e proprio shooter in terza persona con elementi horror come gli zombie e una storyline collegata alla serie, ma pur essendo un buon gioco in sé, non era un Resident Evil.

La rinascita

Nel tempo il genere dei survival horror tornò alla ribalta, grazie a titoli quali The Evil Within (creato proprio da Shinji Mikami in Bethesda) e Outlast ed è proprio grazie a quest’ultimo che Capcom rivoluziona la serie.


Resident Evil 7: Biohazard, survival horror in prima persona è riuscito a riportare in auge il brand e ha dato vita a un nuovo filone narrativo e di gameplay per la serie, che verrà arricchito dal nuovo Resident Evil 8: Village.
RE 7: Biohazard fu sviluppato sotto la direzione di Koshi Nakanishi, director che era riuscito in parte a ritornare alla vecchia gloria della serie con lo spin-off su 3DS Resident Evil: Revelations e al contrario della credenza popolare, non fu sviluppato fin dal principio pensando al mercato VR, ma alla fine ne fu un ottimo ambasciatore visto che tutt’oggi rimane uno dei giochi migliori per la realtà virtuale.
La rinnovata fiducia nel brand portò anche alla creazione degli ottimi Remake del secondo e del terzo capitolo, al quale sappiamo seguirà il remake di Resident Evil 4 che si vocifera vedremo tra un paio d’anni se tutto andrà bene. Oltre ai remake prosegue la storia principale della serie con questo nuovo filone narrativo in prima persona che a breve accogliera il nuovo capitolo Resident Evil: Village.

Resident Evil negli anni ha saputo innovarsi, rimane un’icona dei videogiochi, un brand ormai talmente radicato nella storia da essere considerato un cult nell’immaginario collettivo e, che speriamo, non smetterà mai di divertirci