a cura di Marco Inchingoli

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Universe

1994Amiga MS DOSAvventura graficaCore Design Core Design
annoconsolegeneresviluppopublisher

un’avventura non convenzionale in un universo parallelo

Universe Le avventure grafiche negli anni ‘80 – ’90 erano dominate per lo più da LucasArts e Sierra, tuttavia nei primi anni ’90 un altro team di sviluppo si stava affacciando timidamente verso questo mercato estremamente competitivo: Core Design.
Un piccolo manipolo di sviluppatori sapienti che che hanno sviluppato in quegli anni titoli clamorosi uni dopo l’altro spaziando per i generi più disparati e approdando su diverse piattaforme di gioco da Amiga, Atari e Commodore 64 fino ad arrivare a Mega Drive, PlayStation e PC.
Il team è conosciuto soprattutto per aver realizzato il primissimo Tomb Taider e molti dei suoi sequel, ma quest’oggi dobbiamo tornare ancora più indietro fino al 1994.
In quell’anno Core Design pubblicò Universe, secondo tentativo nel genere delle avventure grafiche dopo l’acclamato Curse of Enchantia due anni prima.

Ma se nel primo caso si trattava di un’avventura di stampo fantasy questa volta il giocatore veniva coinvolto in un’avventura carica d’azione con riferimenti e citazioni all’intero universo fantascientifico degli anni ’90.

Un secondo tentativo quello di Universe che si rivelò ovviamente vincente seguendo fedelmente la formula comprovata del primo titolo.
Un’avventura mascherata esteticamente da punta e clicca, ma ricco di sfumature nel gameplay che andavano oltre i classici del genere.

Innanzitutto Universe vantava una sceneggiatura da film di fantascienza donando al titolo una connotazione cinematografica, e implementava una narrazione degna di un libro che si rivolgeva direttamente al giocatore rompendo la cosiddetta quarta parete.

Universe

Il gioco descriveva ogni singolo scenario, l’atmosfera, i rumori e il panorama veniva dettagliato immergendo il giocatore in un altro universo proprio come da titolo.
Gli splendidi fondali poi accompagnavano il tutto sfoggiando un immaginario davvero pazzesco con creature aliene enormi, mari metallici, pianeti devastati, città zeppe di luci al neon alla Blade Runner o gigantesche navi spaziali che sembravano uscire da Guerre Stellari.

Un’avventura quella di Universe che vedeva protagonista Boris, un terrestre qualunque che a causa di una folle invenzione dello zio scienziato finisce per essere teletrasportato in un altro mondo, anzi “universo”.
Qui finisce per diventare suo malgrado un sovversivo all’interno di una rivolta contro il regno del terrore guidato da un folle imperatore robotico.
Se a questo aggiungete sequenze d’azione e scelte al fulmicotone, cosa si può volere di più? In Universe in effetti si può morire con le scelte sbagliate e in alcune situazioni fuggire dai droidi dell’impero implica scelte rapide e poco tempo per pensare.

Universe

Il tutto è condito da brevi sequenze d’azione arcade decisamente fuori dall’ordinario per un’avventura grafica (per i puristi, se ne contano davvero poche di queste scene all’interno del gioco).
Per non parlare poi dei vari vagabondaggi spaziali che fanno da pilastro al gioco e che ci porteranno da un pianeta all’altro. Per il resto troviamo un’impostazione classica dove raccogliere oggetti e usarli nel modo più appropriato scegliendo anche la giusta azione da compiere. C’è da dire purtroppo che non si tratta di un’avventura facile ne tantomeno intuitiva in determinati momenti soprattutto quando si tratta di esplorare pianeti o smanettare con terminali elettronici.
Le interazioni sono molte e non sempre è intuitivo capire come procedere risultando in diversi trial and error e una tonnellata di salvataggi a corredo.
Ultima chicca, non si può non elogiare un comparto sonoro di prim’ordine per una colonna sonora da ascoltare e riascoltare anche al di fuori del gioco, brani incalzanti con venature elettroniche che vanno ad enfatizzare ogni scena e ogni singolo sviluppo nella storia per un suono davvero dinamico.
Insomma Universe è davvero un viaggio in un mondo parallelo che vi farà sognare per un paio d’ore almeno e vale davvero la pena addentrarcisi almeno una volta.
Saltate dunque a bordo della vostra navicella e preparatevi ad un’avventura al dir poco “stellare”.

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