Quando si parla di Castlevania, spesso il pensiero corre a Symphony of the Night o ai primi capitoli per NES, ma c’è un gioco che per anni è rimasto nell’ombra, confinato nel mercato giapponese e ignorato dalla maggior parte dei fan occidentali: Castlevania: Rondo of Blood.
Uscito nel 1993 su PC Engine CD (la versione CD del TurboGrafx-16), questo titolo rappresenta una pietra miliare della saga, un ponte tra la classicità dell’action platform puro e l’evoluzione metroidvania che avrebbe preso piede pochi anni dopo.
Eppure, per lungo tempo Rondo of Blood è stato una sorta di leggenda.
Questo alone di mistero non ha fatto che accrescerne il fascino. La trama ci porta nel classico universo gotico della serie.
Siamo nel 1792, e Dracula è stato riportato in vita da un oscuro sacerdote. La Transilvania è di nuovo avvolta nelle tenebre, e l’unico a poter opporsi alle forze del male è Richter Belmont, discendente diretto della casata dei cacciatori di vampiri.
Ma questa volta la posta è ancora più personale: Annette, la fidanzata di Richter, viene rapita insieme ad altre giovani donne, e il nostro eroe dovrà farsi strada tra castelli, catacombe e villaggi infestati per salvarle e fermare il signore oscuro.
A livello narrativo, Rondo of Blood introduce una formula più cinematografica rispetto ai suoi predecessori.
Le cutscene animate (con doppiaggio in giapponese), le scelte multiple e i percorsi alternativi rendono l’avventura più dinamica e coinvolgente.
Già dai primi minuti si respira una volontà chiara di rinnovare la formula classica senza tradirla.
Il gameplay resta fedele all’impianto dei Castlevania più tradizionali: ci si muove da sinistra a destra con un ritmo ragionato, affrontando nemici piazzati con malizia, piattaforme da superare con precisione e boss fight impegnative.
Richter brandisce la sua fida Vampire Killer, ma può anche utilizzare armi secondarie, come l’ascia o l’acqua santa, con la classica gestione dei cuori.
Una delle novità è la possibilità di effettuare una “Super Sub Weapon Attack”, una mossa devastante legata all’arma secondaria in uso, introdotta per la prima volta in questo capitolo.
Tuttavia, la vera sorpresa arriva con l’introduzione di Maria Renard, un personaggio segreto che può essere sbloccato salvandola durante l’avventura.
Maria ha uno stile di gioco completamente diverso: è più agile, attacca con colombe e può evocare animali mistici come draghi e gatti.
Il contrasto tra Richter e Maria aggiunge una profondità notevole alla rigiocabilità, e molti giocatori si affezionarono subito alla giovane cacciatrice, tanto da renderla una figura iconica nel fandom.
I fondali sono ricchi di profondità, con effetti di parallasse e palette cromatiche che virano dal gotico al surreale.
Ogni livello ha una sua identità visiva forte, dal villaggio in fiamme della prima area, alle cripte piene di scheletri, passando per boschi stregati e laboratori folli. Si percepisce chiaramente l’influenza dell’animazione giapponese dell’epoca, con scelte stilistiche che tendono al teatrale più che al realistico.
Il comparto sonoro è semplicemente eccezionale. Grazie all’uso del CD, le musiche sono in formato Red Book Audio, quindi registrate come veri brani audio e non sequenze MIDI.
Brani come “Divine Bloodlines” o “Slash” sono diventati immediatamente iconici, e molti di essi verranno ripresi e riarrangiati nei titoli futuri.
Curiosità interessante: Rondo of Blood non uscì mai ufficialmente in Occidente fino al 2007, quando venne incluso nella compilation The Dracula X Chronicles per PSP.
La versione SNES, Dracula X, è spesso confusa con Rondo, ma è in realtà una reinterpretazione semplificata e meno ambiziosa, pur mantenendo alcuni elementi in comune.
Un altro aneddoto riguarda il doppiaggio giapponese originale: alcune delle battute di Richter e Dracula sono diventate meme nel tempo per via dell’enfasi teatrale, ben lontana dal tono più sobrio dei capitoli successivi.
Un fascino un po’ kitsch che oggi contribuisce al carisma del gioco.
I
n definitiva, Castlevania: Rondo of Blood è uno di quei titoli che meritano di essere riscoperti.
Non solo per la sua importanza storica all’interno del franchise, ma per la qualità complessiva del prodotto, che ancora oggi regge sorprendentemente bene. È un gioco elegante, difficile, visivamente raffinato e musicalmente ispirato.
Un piccolo gioiello che ha fatto da ponte tra il passato e il futuro della saga. Se amate Castlevania o semplicemente cercate un platform action con stile, atmosfera e sostanza, fate un salto nella Transilvania del 1792.
Dracula vi aspetta e questa volta la caccia ha un sapore tutto nuovo.