Final Fantasy nasce come un progetto disperato del creatore della serie Hironobu Sakaguchi che nel tentativo di salvare la Square dalla bancarotta nel lontano 1986, propose la sua fantasia finale a Nintendo, creando così il primo Final Fantasy che non solo salvò la Square, ma la porto sulla cresta dell’onda grazie a quella che sarebbe diventata una delle serie più longeve della storia.
La serie attualmente conta 15 titoli principali da cui sono state tratte una serie infinita di opere secondarie, spin-off, film e fumetti, portando la serie ad essere un vero e proprio kolossal mondiale, espandendosi ben oltre il solo format dei videogiochi e finendo nell’immaginario collettivo mondiale.
Dal 1987 ad oggi è difficile trovare qualcuno che non abbia mai giocato ad un capitolo della serie, un’opera che ha fatto la storia per i leggendari NES e Super Nintendo, ma che ha avuto la sua massima espansione e picco di popolarità con l’avvento di PlayStation e con Final Fantasy VII e Final Fantasy VIII, due capolavori totali che hanno segnato la storia dei videogiochi e che tutt’oggi sono universalmente riconosciuti come due tra i migliori JRPG di sempre.
Non a caso, il settimo capitolo della serie è stato l’apripista per una serie di opere collegate che ne hanno espanso la storia, creando una serie parallela a quella principale collegata direttamente con le vicende del settimo capitolo.
Il successo della serie espansa di Final Fantasy VII porterà Square a ripetere l’operazione in futuro, con Final Fantasy X-2 e la mini serie Fabula Nova Crystallis dedicata a Final Fantasy XIII.
Forse l’unico marchio di fabbrica che nel tempo non era mai stato toccato è quello legato ai combattimenti, da sempre legati ad un sistema a turni con la tipica valutazione a fine scontro che negli anni è stato oggetto di discussione da parte dei fan della serie, divisi tra chi voleva mantenerne l’integrità e chi invece avrebbe voluto un evoluzione più improntata all’azione.
Alla fine la fazione progressista ha avuto la meglio e nella serie principale, Final Fantasy XI è stato il primo a proporre un sistema di combattimento in tempo reale, per poi tornare alla tradizione del combattimento a turni in Final Fantasy XIII con un’esperienza ibrida e infine, il passaggio ad un sistema di combattimento totalmente action con Final Fantasy XV.
Un’ulteriore evoluzione del sistema di combattimento là si ha anche in Final Fantasy VII REMAKE, con l’introduzione di una complessità maggiore nelle combo e nelle animazioni.
Non è quindi un caso che l’attesissimo sedicesimo capitolo della serie abbia un focus particolarmente marcato proprio sul sistema di combattimento, che subirà un’ulteriore evoluzione votata all’azione, in quello che sarà un vero e proprio ibrido tra action e JRPG.
Final Fantasy XVI probabilmente abbatterà le ultime barriere con la tradizione, andando a proporre un sistema di combattimento frenetico e rapido, molto simile a quanto visto in titoli come Devil May Cry o Bayonetta.
La volontà di Square-Enix è quella di rinnovare ancora la serie, proponendo una storia dark fantasy, più violenta e cruda rispetto a quelle a cui siamo abituati, pur mantenendo le basi narrative dalla saga.
Final Fantasy XVI sarà quindi un JRPG certo, ma potrebbe davvero diventare un titolo per tutti, avvicinando la saga anche a quella ridotta fetta di utenza che nel tempo era rimasta in disparte, senza considerare poi le nuove generazioni.
Un’altra grande intuizione che già è stata oggetto di diverse discussioni, è che in un’offerta videoludica ormai oberata da giochi RPG open world, in Final Fantasy XVI troveremo una divisione della mappa in aree più ristrette e chiuse, sulla falsariga di quanto visto in Final Fantasy XIII, andando quindi ad offrire un’esperienza di gioco più lineare e guidata attraverso la narrativa, che come da tradizione sarà al centro dell’esperienza di gioco.
Recentemente questa scelta si è già dimostrata vincente in titoli story-driven del calibro di God Of War e The Last of Us, che hanno proposto dei livelli chiusi ma ampi, lasciando quindi al giocatore la scelta di come affrontare il percorso, pur mantenendo una linearità ben definita sulla destinazione.
Vedremo poi nel gioco finale se Final Fantasy XVI sarà più vicino alla concezione del livello lineare come in Final Fantasy XIII oppure offrirà delle mini aree più ampie e ibride come in The Last of Us.
Il tempo ci dirà se Square-Enix ha avuto ragione nel rischiare così tanto e andare praticamente contro il mercato, ma una cosa è certa, il rischio per questa saga ha sempre pagato bene e in un periodo storico dove l’offerta è così ben alimentata da accontentare praticamente tutti, forse l’unico modo per distinguersi è andare controcorrente e proporre un gioco che voglia imporsi a modo suo.