La serie Dead Space rimanda ad un periodo d’oro del gaming quando le serie EA erano tra le più amate dai videogiocatori, con capolavori sfiorati come Mirror’s Edge ed Hellgate: London o veri e propri “industry breaker” quali Battlefield: Bad Company, Crysys e Burnout Paradise.
Per i nati nei tardi anni 90 probabilmente il periodo che va dal 2007 al 2010 verrà ricordato come il migliore di sempre nei videogiochi e ovviamente l’industria lo sa bene, impegnandosi parecchio a colpire nel pieno della nostalgia i videogiocatori del tempo ormai trentenni, ai quali dopo i bellissimi remake di Resident Evil (di cui arriverà anche il leggendario quarto capitolo), viene ora proposto il remake di Dead Space, un remake che era vietato sbagliare.
Un terrore che al tempo del primo capitolo era ancora più amplificato visto che fino a quel momento, il genere horror era sì ben rappresentato da jumpscare e mostri di vario genere, ma Dead Space si spinse oltre, riuscendo a regalare un’atmosfera unica e mai vista fino a quel momento.
L’angusta e claustrofobica USG Ishimura è il campo di gioco perfetto per le disgraziate avventure di Isaac Clarke, un semplice ingegnere che si trova ad indagare sul mistero legato alla Ishimura, un vascello minerario che improvvisamente interrompe le comunicazioni con la Terra, sulla quale è imbarcata anche l’ex fidanzata di Isaac.
La situazione precipita velocemente, con Isaac che si trova ad affrontare gli orrori deformi che popolano la nave, dovendosi quindi improvvisare eroe della situazione e ingegnandosi a sfruttare il suo plasma cutter per smembrare i nemici ed abbatterli.
Lo smembramento è alla base del gameplay di Dead Space e ovviamente torna in grande nel remake, con un sistema di texture multilivello che ha rivisto totalmente i modelli poligonali dei necromorfi, per poter visualizzare muscoli, tendini e ossa lacerate in maniera precisa durante gli smembramenti.
Le indagini di Isaac Clarke a bordo della Ishimura porteranno alla rivelazione che i poveri necromorfi sono in realtà i membri dell’equipaggio della nave, che nelle loro operazioni di scavi hanno portato alla luce un misterioso potere, che nel tempo si espanderà e andrà ad influenzare anche il nostro eroe, le cui vicende continueranno in Dead Space 2 e Dead Space 3, due giochi che purtroppo sono andati a calare rispetto il primo capitolo, a cui tutti sono particolarmente affezionati.
I sequel però non sono tutti da buttare e questo lo studio EA Motive che si è incaricato del remake del primo capitolo, lo sa bene.
In particolare, parliamo dell’ottimo sistema di movimento nelle fasi di gioco a gravità zero, che ben si sposa nelle sezioni di gioco a zero gravità già presenti nel primo capitolo, ma anche e soprattutto in nuove fasi introdotte nel remake, che riescono a rendere l’azione ancora più adrenalinica rispetto al passato.
Stesso discorso per l’utilizzo dell’unità cinetica di Isaac, che ci permetterà di impalare i nemici alle pareti lanciando gli oggetti a mo’ di lancia, una meccanica di cui abbiamo abusato pesantemente in Dead Space 2.
Ma la feature più importante presa dai sequel e su cui EA Motive ha lavorato tantissimo in questo remake è che finalmente Isaac non è un ingegnere muto che emette solo gemiti e grida di dolore, ma come per i sequel avrà i suoi dialoghi e la sua voce durante tutta la durata dell’avventura, un’aggiunta decisamente importante, che viene abilmente sfruttata per caratterizzare ulteriormente il personaggio, ma anche per legare ancora meglio le vicende del primo capitolo con i sequel.
Il lavoro fatto nel doppiaggio inoltre è totale, con una rivisitazione dei dialoghi, interazioni dirette con Isaac e in generale un riammodernamento dell’intera opera dal punto di vista narrativo, che confermiamo sarà doppiata anche in italiano.
Tra le meccaniche più apprezzate in questo Dead Space Remake c’è anche il nuovo Intensity Director, un vero e proprio regista in game, dotato di un’intelligenza artificiale che analizza attivamente le nostre interazioni nel gioco e reagisce di conseguenza, mirando a regalare sempre un’esperienza attiva, mai banale e sempre impegnativa dal punto di vista cardiaco.
L’Intensity Director di Dead Space andrà a modificare l’ambiente di gioco, regolandone luci, effetti ambientali, comparsa e comportamento dei nemici in base alle nostre azioni, analizzando come approcciamo alla battaglia, le difficoltà che incontriamo o la facilità con il quale smembriamo i necromorfi in maniera da tenerci sempre sull’attenti. Vedremo quindi comparire dei nemici nei momenti più tranquilli, magari appena apriamo un menù o voltiamo le spalle a quel corridoio apparentemente vuoto oppure un improvviso tremolio delle luci, nebbia e altri eventi legati al nostro comportamento in-game, che rendono l’esperienza di gioco ancora più impegnativa dal punto di vista cardiaco.
Dal punto di vista tecnico poi, il remake va oltre le aspettative e la nostalgia, con molte persone che giureranno di ricordarsi il gioco esattamente come lo vedono ora nel 2023, ma ovviamente una volta rimosso il “filtro nostalgia”, si potrà realmente apprezzare l’enormità del lavoro fatto da EA Motive.
Rendere giustizia ad un gioco che ricordiamo è uscito nel lontano 2008 non era facile, soprattutto vista la forte influenza delle ambientazioni nella buona riuscita dell’atmosfera, un raro caso di level design e direzione artistica sulla quale era veramente difficile mettere mano.