La convention californiana è nella storia insieme al Tokyo Game Show, l’evento per eccellenza dedicato ai videogiochi e in generale a tutto ciò che gira intorno all’ambiente videoludico.
La scelta da parte dell’ESA agenzia organizzatrice dell’evento è stata comunicata ufficialmente ad aprile scorso e riguarda non solo l’evento fisico ma anche l’evento digitale, che nonostante la pandemia era rimasto in calendario e ci aveva tenuto compagnia durante i lockdown del 2020 e del 2021.
La volontà dell’organizzatore è di tornare nel 2023 con un evento sia in presenza che digitale, completamente rinnovato e che riesca a tornare a far breccia nel cuore degli appassionati, visto che nelle ultime due installazioni è mancato quell’ambiente che ha reso famoso l’evento di Los Angeles.
Non facciamo il paragone tra un E3 in presenza o uno interamente digitale perché è chiaro che la differenza è abissale, ma se per gli addetti al settore che hanno la possibilità di partecipare alle conferenze in prima persona la situazione è ovviamente ben diversa, per gli appassionati che si ritrovavano a seguire le conferenze in streaming e a commentarle con i propri amici nei canali Discord (o su teamspeak per i più anziani), la differenza tra un E3 in presenza è uno digitale non è poi molta.
Di fatto, è chiaro che c’è una carenza di contenuti da mostrare durante le conferenze, complice il fatto che ormai ogni publisher si è creato il proprio evento privato a cadenza più o meno regolare dove presentare i propri prodotti. Apripista di questo trend fu Nintendo che inizio a disertare la canonica conferenza dell’E3 in favore del Nintendo Direct, un evento più conciso, dove in breve tempo vengono mostrati i titoli con date d’uscita più prossime e un paio di teaser per progetti a lungo termine.
A seguire anche Sony fu galeotta, iniziando a concentrare le proprie presentazioni durante il PlayStation Experience prima e lo State of Play poi, ma senza abbandonare la convention californiana. Un trend che di fatto ha regalato la canonica “vittoria dell’E3” a Microsoft, che negli ultimi anni è stata protagonista indiscussa dell’evento e che praticamente da sola, ha tenuto in piedi la baracca.
Da un lato c’è da capire i publisher, avere uno spazio proprio permette delle libertà maggiori, sia nei contenuti che nell’organizzazione dell’evento, ma l’animo nostalgico dei videogiocatori non riesce a dimenticare le reazioni durante le conferenze E3, quando dal nulla ti veniva sganciata la bomba e la folla andava in delirio al vedere la presentazione di un God of War, di Starcraft 2 o più recente, al primo annuncio di quello che per molti è già il gioco dell’anno, Elden Ring.
Quei momenti mancano all’E3, da tantissimo tempo purtroppo visto che ormai di sorprese ce ne sono ben poche, gli insider riescono a rivelare praticamente ogni minuto della conferenza già il giorno prima e con l’avvicinarsi dell’evento, tutti i nodi vengono sciolti e si arriva alla presentazione praticamente meglio preparati dei presentatori stessi.
Un luogo dove poter toccare con mano il futuro della nostra passione, un posto dove perdersi tra stand, cosplay e incontrare personalità di spicco dell’industria, dove dare un volto a quei nomi che siamo stati abituati a leggere nei vari giornali e siti di informazione videoludica.
L’E3 per chi ha avuto l’onore di visitarlo di persona è un’esperienza unica, è il sogno nel cassetto di ogni videogiocatore che rincorre una passione.
Forse è proprio quello che sta mancando, la passione che nel tempo si è affievolita, si è fusa con il mero interesse del giocare competitivo, abbandonando quel voler giocare per mero divertimento che negli anni ha fatto crescere l’industria e il mondo dei videogiochi al livello attuale.
Ed è quindi questo l’auspicio per l’E3 2023, che riesca a riportare un po’ di quella passione, quell’aria di fiera anni 90 che racchiudeva al suo interno tutti i dettami dell’essere videogiocatore.